Popoli ribelli

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Il mondo è pieno di comunità composte da persone che hanno rifiutato di vivere nelle società globalizzate e rispettarne le regole. Tra le montagne dell’Appennino tosco-emiliano ci sono le comunità degli Elfi; gli Hare Krishna hanno sede nelle vicinanze di quasi tutte le più grandi città italiane; vicino Torino troviamo la cospicua comunità di Damanhur, nota soprattutto per la costruzione sotterranea di un enorme e bellissimo tempio. Ma in Italia esistono da decenni ashram (ritiri spirituali) che si rifanno a filosofie (perlopiù orientali) mentre quelli in India sono pieni di occidentali senza biglietto di ritorno.

Le spiagge di Goa, a sud di Bombay, pullulano di (ex?) figli dei fiori. Ma anche sulla costa opposta, sempre nel continente indiano, a sud di Madras, c’è il villaggio che raffigura più di altre comunità gli ideali della New Age: Auroville.
Tra i molti che decidono di condurre il resto della propria vita lontano dal progresso materiale in modo definitivo, ci sono anche persone che preferiscono trascorrere solo un breve periodo in luoghi isolati. Quest’ultime, in genere, non sono individui che si sentono improvvisamente soffocare nelle nostre metropoli, ma cercano semplicemente un luogo dove ricaricarsi, oppure provengono da esperienze che le hanno avvicinate a questi modi così originali di vedere la realtà.
Una propria curiosità interiore, uno stimolo spirituale, una convinzione del fatto che il mondo in cui viviamo non è il “migliore dei mondi possibili†spinge l’individuo a sperimentare l’isolamento, l’eremitaggio ed a provare come si vive senza glia altri. Così, chi respinge, anche momentaneamente, le società civilizzate, ma cerca di sopportarle, trascorre le proprie vacanze nei moderni eremi.
In genere la meta ideale è: ovunque ci sia la possibilità di disintossicarsi dalla malattia nel consumismo, dal martellamento alienante dei media, dall’obbligo dell’iper efficienza produttiva. Ma in fondo quale individuo non vive la propria vacanza, qualsiasi vacanza, con l’impulso al rigettare fuori da sé idee intrusive che si ritrova in testa senza volerle, e recuperare parte della propria libertà?

Casi famosi
Ma oltre ai ricercatori spirituali quali sono le persone che si rifiutano di vivere nelle società moderne? Ci sono casi emblematici (e inquietanti) come quello della misteriosa sparizione del fisico italiano Ettore Majorana, o del professore universitario John Kaczynski, meglio conosciuto come Unabomber. Majorana, prima di scomparire insieme al suo passaporto, usava respingere la posta scrivendo  sulle buste, di suo pugno: "Si respinge per morte del destinatario". Non se ne seppe più niente, fino a quando non fu riconosciuto in un vagabondo morto di stenti. Unabomber invece viveva in condizioni primitive in una capanna nei boschi, e da lì spediva pacchi bomba a quelli che riteneva suoi nemici: quasi tutti professori universitari che, a suo dire, gli avevano fatto qualche sgarbo. Significativo anche il caso di Clemente Rebora: laureatosi nel 1910, Rebora fu insegnante, ufficiale di fanteria, ma soprattutto poeta. Nel 1929 si ritirò dalla vita di società per ritirarsi in un convento di Domodossola. Tornò parzialmente alla poesia solo poco prima della morte, giunta nel 1957.

Dove si formano i ribelli
Ci sono ambienti sociali dove, più di altri, predispongono l’individuo a rifiutare il senso comune del vivere quotidiano? Apparentemente no, ma non si può negare che gli ambienti poveri (economicamente e culturalmente) siano quelli che sfornano individui allergici alle regole. Tuttavia, il moto di ripulsa della società può sorgere in tutti i cuori, qualsiasi sia il contesto sociale nel quale si nasce e si cresce. L’unica differenza è il peso della scelta: una persona con scarsa istruzione troverà il concetto di rifiuto della società spontaneo e quotidiano. Mentre ad una persona con solide basi culturali ed economiche, il senso di abbandono può non essere così istintivo, ma quando irrompe (se irrompe) nella sua vita, non ammette ripensamenti. Anche per questa ragione possiamo trovare persone intelligenti, seriamente motivate, coerenti con le proprie scelte, che vivono isolati. Ma eremitaggio non è sempre sinonimo di rifiuto della società. Come, al contrario, chi vive nella società non vuol dire che l’ha accettata

L’Oriente
La cultura orientale, diffusasi tra i giovani d’Europa a cominciare dagli anni Sessanta, è andata gradualmente ad incarnare quel senso di ribellione di chi stava cercando un modo di reagire al rischio di alienazione. Lo yoga, lo zen, il buddismo o certe arti marziali andarono ad affiancarsi alla riscoperta del misticismo cristiano. In tutto il mondo si crearono piccoli gruppi d’avanguardia, che tentavano di vivere lontano dai condizionamenti del mondo, dal progresso solo materiale.
Molti di questi pionieri fallirono o presero colossali abbagli. Anche perché al fianco dei sinceri ricercatori c’era qualcuno che voleva solo fumare qualche spinello in santa pace. Chi resistette diede vita alle prime comunità “organizzate senza regoleâ€, pacifiste, spirituali, aperte a tutti. Era l’inizio.

Gli Hare Krishna
I più famosi, gli Hare Krishna, portarono dall’India odori e colori, immagini e usanze, cantando e ballando nelle piazze delle città di tutto il mondo occidentale. Regalarono sorrisi, incensi e fraternità. Fecero molti adepti a ricevettero in eredità anche ricche dimore. Tutt’oggi queste dimore attirano semplici curiosi domenicali o sinceri ricercatori. Alcune rigide norme, come quella del brahmacharya, vale a dire la castità totale, hanno messo a dura prova molti di loro, spingendoli a lasciare la veste ocra tipica dei rinuncianti. In Italia il movimento è in piena crisi vocazionale, anche per l’abbandono di alcune guide spirituali ritenute assai portanti.

Gli ashram italiani
Esistono luoghi in Italia, chiamati ashram, che sono veri e propri ritiri spirituali. Ashram è una parola sanscrita che significa, letteralmente, eremitaggio. Ma in India sono definiti ashram anche i luoghi in cui vive un maestro spirituale e dove egli accoglie i suoi discepoli. Nel nostro Paese ne sono nati in abbondanza dagli anni Sessanta in poi, ma pochi hanno resistito al tempo. Tra questi, tre in particolare ci sembrano aver conservato le caratteristiche che li originarono:
-    Bhole Baba di Cisternino,
-    Ananda di Assisi
-    Osho Miasto di Frosini.

Il Bhole Baba esiste dal 1986, in provincia di Brindisi, ed è stato voluto dal maestro indiano Babaji di Herakhan. I residenti trascorrono le giornate tra la meditazione e la coltivazione biologica. È un luogo molto sereno, caratterizzato dall’armonia che traspare sui volti dei residenti e dai luoghi curati con amore (info:080718705).
L’Ananda di Assisi creato nel 1984, si può definire l’ashram più aperto ai visitatori, e non a caso è possibile ascoltare al suo interno persone parlare le lingue di mezzo mondo. Nell’ingresso principale dell’ashram troviamo una libreria e altri oggetti in vendita. La mensa (cucina strettamente vegetariana) è sempre in funzione, e sempre pronta ad aggiungere un posto a tavola. Sorto sugli insegnamenti di Paramhansa Yogananda, anche per gli abitanti dell’Ananda la vita si concentra nella meditazione e il kriya yoga; hanno guadagnato recentemente gli onori della cronaca per problemi giudiziari di alcuni di loro (info:0742813620).
Frosini, in provincia di Siena ospita dal 1980 l’ashram voluto dai devoti italiani del maestro indiano Osho Rajneesh. Le attività che si svolgono nell’ashram sono molte, ma la più importante è senza dubbio la meditazione dinamica nata dalla visione di Osho e praticata collettivamente. Una importante estensione dell’Osho Miasto, è l’Osho Gautama Multiversity in provincia di Varese; si tratta di una libera università nella quale gli insegnamenti sono sopratutto rivolti “alla crescita personale, alla meditazione, alla trasformazione e all'auto-realizzazione†(info: 0577.960124).

Gli Elfi dell’Appennino
Non sappiamo molto di loro, anche perché la loro caratteristica principale è proprio quella dell’isolamento assoluto dalle città. Ma c’è un’eccezione: Pistoia, città nella quale mandano a scuola i loro bambini, scendono per acquistare i beni di prima necessità, e una volta l’anno per festeggiare loro stessi nell’occasione che il comune di Pistoia riserva loro in modo ufficiale. La comunità riceve periodiche visite degli uomini del Corpo Forestale che, in un certo modo, li rispettano e li proteggono. Se siete giornalisti non provate neanche ad avvicinarvi. Se invece non portate con voi macchine fotografiche o la vostra curiosità non è eccessiva, nessuno vi ostacolerà. Gli Elfi dei boschi appenninici non sono spinti a vivere nella natura da motivazioni che possiamo ricondurre a filosofie o religioni conosciute. Chiunque può domandare a se stesso perché sceglierebbe di vivere come loro.

Arte e artigianato
L’eremita deve lavora per sopravvivere?
Non è facile vivere rinunciando ai vantaggi offerti dalla modernità, anche perché si può essere capaci di trasformarsi in veri eremiti, ma nessuno può fare a meno di mangiare. E allora bisogna comunque lavorare. Arte e artigianato sono di gran lunga le soluzione per il sostentamento di molti. Madonnari, giocolieri, ritrattisti, mimi, musicisti, prestigiatori, teatranti: sono gli artisti di strada, una comunità davvero variopinta, nomade e trasversale, fatta di individui che viaggiano per l’Europa e alloggiano dove possono. Alcuni di loro guadagnano abbastanza da permettersi furgoni attrezzati o un vero e proprio camper. Ma la maggioranza si dedica soprattutto all’artigianato componendo anelli, orecchini o bracciali, con una creatività sorprendente. C’è anche chi viaggia un paio di volte all’anno tornando carico di stoffe, abiti, incensi, pietre rare, bigiotteria, sculture o prodotti dell’arte orientale. Sono loro che rendono possibili i mercatini domenicali nelle tante città d’Italia, dove è possibile trovare cose d’avvero uniche.

Biglietti di sola andata
In Italia si sono sempre venduti biglietti di “sola andataâ€, innanzitutto agli emigranti del dopoguerra diretti verso paesi ricchi. Ma solo dalla generazione dei Beatles in poi si sono cominciati ad emettere biglietti di sola andata verso paesi più poveri. Il Paese di Ghandi vanta un traffico di viaggiatori senza eguali, se valutato per la durata della permanenza delle persone che restano in India (due mesi di media). E i primi luoghi dove andare a cercare i “figli scappati da casa†e finiti in India, sono gli ashram. Ce ne sono ovunque, a Nord come a Sud, sulla costa occidentale come pure su quella orientale. Ma a migliaia sono anche le persone (non è raro incontrare coppie sposate e con figli) che si stabiliscono a vivere in un villaggio lungo la già citata costa di Goa, o in bungalow a Puri, nella regione dell’Orissa. Vivono con l’essenziale, chi facendo yoga, chi seguendo gli insegnamenti di un guru, chi meditando e pregando tra le cime dell’Himalaya, o chi più prosaicamente standosene a pancia all’aria tutto il giorno.

Conclusione
Possiamo esser certi che nei movimenti antiglobalizzazione troviamo individui in possesso del profilo adeguato per giungere alle scelte di vita qui descritte. Ma anche se non faranno mai “biglietti di sola andataâ€, resteranno comunque persone che condurranno una vita no logo. Non a caso proprio l’autrice del saggio No logo, Naomi Klain, è figlia di “figli dei fioriâ€.
Se sono centinaia di migliaia le persone che mettono in pratica il loro senso di ribellione, ci sono milioni di individui che reprimono il loro desiderio di una maggiore libertà, o di un minore senso di prigionia, di costrizione e alienazione che le nostre società, inevitabilmente fanno nascere. Per questi non è detto che debbano rassegnarsi ad un disordine esistenziale, poiché possono inserire nella loro vita piccole uscite di sicurezza, hobby, interessi personali, vita all’aria aperta e una socializzazione sincera.
Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Settembre 2009 12:07