Prima di imparare a parlare, l’uomo primitivo imparò a gesticolare. Di tempo ne è passato molto da allora, ma la gestualità non ha più smesso di aiutare, rimarcare e rinforzare la comunicazione umana. A tal punto che ogni popolo ha sviluppato una gestualità tipica e unica. La sua influenza sulla comunicazione umana ha generato perfino gestualità specifiche anche all’interno di categorie professionali. Il mondo religioso, ad esempio, ha conservato intatta molta della sua gestualità antica, a tal punto che è oggi relativamente facile distinguere un sacerdote cattolico da un monaco buddista, o un musulmano da un indù, osservando la loro gestualità anziché ascoltando quello che hanno da dirci. Proprio dagli indù e dalla loro antica lingua sanscrita deriva il termine che meglio identifica la gestualità sacra: mudra (gesto).
Popoli ribelliIl mondo è pieno di comunità composte da persone che hanno rifiutato di vivere nelle società globalizzate e rispettarne le regole. Tra le montagne dell’Appennino tosco-emiliano ci sono le comunità degli Elfi; gli Hare Krishna hanno sede nelle vicinanze di quasi tutte le più grandi città italiane; vicino Torino troviamo la cospicua comunità di Damanhur, nota soprattutto per la costruzione sotterranea di un enorme e bellissimo tempio. Ma in Italia esistono da decenni ashram (ritiri spirituali) che si rifanno a filosofie (perlopiù orientali) mentre quelli in India sono pieni di occidentali senza biglietto di ritorno.
Tappa a KarachiL’aereo che ci stava portando in India atterrò a Karachi per una tappa di dodici ore. Quando il personale di bordo aprì i portelloni, molti passeggeri si accalcarono lungo i corridoi. Io rimasi al mio posto in attesa che la mia cliente, seduta qualche poltrona più in là , si alzasse per prima. Quando tutti prendemmo ad avanzare centimetro dopo centimetro, lei mi stava davanti, vicino abbastanza da poter sentire il suo piacevole profumo. Giunti al terminal le code e le formalità doganali ci allontanarono, ma sull’autobus verso l’albergo dove avremmo trascorso quell’unica notte di transito, riuscimmo a scambiarci un cordiale sorriso di intesa. In camera ebbi solo il tempo di sistemare i bagagli prima di andare a mangiare. Il ristorante dell’hotel era semideserto e la ritrovai con uno sgargiante foulard arancione, seduta insieme ad una coppia di italiani.
Mi invitò a sedermi al suo fianco e mi presentò Franco e Frida di Genova, e di se stessa disse, oltre al fatto di chiamarsi Serena e che era di Treviso, che viaggiava, spesso nei posti più impensati e pericolosi del Medio Oriente, alla ricerca di tessuti e materie nuove per l’azienda tessile di famiglia. I genovesi invece, confessarono sghignazzando che andavano in giro da quelle parti del mondo solo per sconvolgersi alla grande. Mentre io, senza sbilanciarmi, provai a dire che ero solo in viaggio per lavoro. “Che lavoro?†mi chiese Franco. “Sono un contractor†dissi con vaghezza. “In che senso?â€
“Lavoro per una compagnia di sicurezza privataâ€.
“Belin, stiamo mangiando insieme a James Bond!†esagerò lui. |
